Nei primi secoli cristiani i presbiteri vivevano a stretto contatto col Vescovo nelle città. Solo alcuni venivano inviati alla cura d’anime nelle campagne distanti. Questi presbiteri cittadini vivevano in comunità secondo una “regola”, in greco kanon, che richiedeva la vita comune e la preghiera comunitaria, nonché la partecipazione alla Messa Pontificale del Vescovo.

Si deve infatti ricordare che nei primissimi secoli il Cristianesimo era diffuso principalmente nelle città, ed in esse solo i vescovi, salvo poche eccezioni, consacravano l’Eucarestia, mentre i presbiteri li assistevano. Quando la fede di Cristo raggiunse le campagne, allora la necessità di avere una vita liturgica anche fuori dalle città costrinse i presbiteri ad allontanarsi da questa stretta comunione di vita e di preghiera con il proprio vescovo.

Per sopperire a ciò, a partire dal secondo millennio, si crearono delle realtà di vita comunitaria di preti, i cosiddetti capitoli canonicali, che a immagine della antica prassi cittadina, anche nelle campagne, specie intorno a chiese di una certa importanza (si pensi alle antiche pievi), ridavano slancio alla vita liturgica e pastorale di quelle comunità cristiane.

Similmente anche nelle città, intorno alle cattedrali, si venivano a ripristinare quelle antiche forme di vita comune e di stretto legame col Vescovo, sempre in vista sia del decoro delle celebrazioni liturgiche, che di efficacia pastorale. E così questi capitoli di canonici si sono mantenuti fino ad oggi con alterne vicende.


A questo servizio di comunione col vescovo e di assistenza alla liturgia solenne della cattedrale sono stati chiamati il prossimo 3 Febbraio diversi sacerdoti della diocesi, come segno di stima per le loro persone, ma soprattutto di unione tra le comunità cristiane che rappresentano e la chiesa madre della Diocesi.

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stefano simeoni

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