Tutto è iniziato con un viaggio turistico in Perù nel maggio del 2006”, queste le prime parole, di Lorena Merzi, all’incontro delle Animatrici Missionarie di martedì 30 aprile.

Lorena è stata presidente dell’Associazione Amici del Perù, ad oggi confluita nella Onlus Solidarietà Missionaria, i cui progetti sono abbracciati dal Centro Missionario Diocesano di Carpi.

Lorena parte alla volta del Perù, dopo aver a lungo desiderato di visitare una missione proprio in quella terra.

All’epoca il Centro Missionario non aveva contatti con Missionari in quel paese. Grazie ad un articolo su una rivista, viene a conoscenza di una Missione italiana che opera a Monterrey-Huaraz bisognosa di farmaci per i piu’ poveri.

Decide cosí di compiere questa “deviazione” rispetto all’itinerario turistico stabilito e a Monterrey incontra per la prima volta Madre Agnese Lovera della Congregazione delle Figlie della Pietà di Asti.

Insieme alle consorelle visita il carcere, la mensa per i poveri (COMEDOR), il dispensario medico, la casa che ospita le bambine che provengono da grazi situazioni di disagio (CASA LOS PINOS) e fa visita alle famiglie povere del paese.

A questo punto il viaggio cambia di significato e dentro di lei nasce la “promessa” di fare tutto il possibile per contribuire al sostentamento della missione, coinvolgendo i conoscenti al rientro in Italia.

Da qui le iniziative, le cene, i mercatini, le lotterie, le testimonianze, il coinvolgimento di tutti, soprattutto i giovani, nei due progetti che riassumono tutto il lavoro delle suore nella missione: il CMOMEDOR e LA CASA LOS PINOS.

Il Comedor, nasce come progetto di sostegno ai bambini che frequentano la scuola elementare e media del paese di Monterrey. Le insegnati notano che i bambini non riescono a mantenere l’attenzione durante le lezioni, anzi si addormentano sovente sui banchi. Pensano, a ragion veduta, che la causa principale sia la mancanza di nutrimento. Da qui, le suore si adoperano per realizzare una mensa (Comedor) per gli alunni, sono ottanta bambini in tutto, ma, col passare degli anni si sono accolto anche gli adulti poveri del luogo.

Chiunque accede, nella misura delle possibilità individuali, è chiamato ad offrire un piccolo contributo economico o in natura, come, ad esempio, anche solo una cipolla. Questo per cercare la consapevolezza dell’importanza del reciproco aiuto.

La tavola della mensa è una sola, per questo i bimbi mangiano a turno e, ogni volta, le ciotoline vengono lavate per passarle ai bambini del turno successivo. Dopo pranzo tutti prendono il proprio spazzolino per lavarsi i denti, in questo modo si focalizza l’attenzione sull’importanza delle norme igieniche e di cura della persona.

Ogni alunno veste la divisa che è sempre pulita ed ordinata, si cerca così di coinvolgere la famiglia nel prendersi cura dei bambini. La scuola materna praticamente è l’unica possibilità di apprendimento poiché le suole successive sono inaccessibili perché costose. Le suore in questi anni cercano di passare piu’ nozioni possibile. Alla fine dell’asilo, a 6 anni, tutti i bimbi sono già in grado di leggere e scrivere.

L’altro progetto è quello di una Casa Famiglia per bambine in grave situazione di disagio (Casa Los Pinos).

Attualmente Madre Agnese che di solito ne è la coordinatrice, è i Italia per cure mediche, è Suor Felicita che la sta sostituendo. La casa puo’ ospitare un massimo di circa 25 bambine che si trovano a vivere in situazioni di estrema povertà o abbandono.

L’obiettivo è quello di prendersi cura della loro crescita ed educazione, garantendo un percorso scolastico ed un inserimento lavorativo, al raggiungimento della maturità. Le suore si adoperano per far nascere, sviluppare e mantenere nel tempo, l’identità della famiglia. Per questo le bambine crescono suddivise in piccoli nuclei famigliari che hanno, come figura di riferimento, la suora. Di fatto, questa riveste il ruolo di “mamma”.

Le bimbe vivono nella casa fino all’età di 15/16 anni, momento in cui sono accompagnate, qualora possibile, nell’inserimento del mondo del lavoro, oppure, riaffidate ai parenti con i quali hanno mantenuto i contatti nel corso degli anni.

Attualmente il tetto della Casa è stato danneggiato a causa di forti temporali che hanno determinato il passaggio dell’acqua piovana all’interno della struttura. Il Centro Missionario, grazie alle offerte dei donatori ha sostenuto le spese di ristrutturazione.

A questo proposito segnaliamo che il ricavato del Mercatino Missionario che si terrà in Piazza a Carpi in occasione del Patrono, sarà interamente devoluto ai progetti del Perù.

Nella Missione le suore si occupano anche del dispensario medico dove, una volta alla settimana, un dottore visita chi ne ha bisogno, estrae denti, distribuisce medicinali. La sanità molto costosa poiché tutta gestita privatamente.

Infine la missione possiede una grande sala dove si tengono incontri per le famiglie, una sorta di “consultorio” dove le suore cercano di educare all’affettività, al senso del rispetto e della dignità, soprattutto rivolto alla donna, sovente maltrattata ed abusata.

Per questo, sottolinea Lorena, grande valore viene dato ai volontari che, come coppia di sposi o come famiglia con figli, si recano in missione. La loro testimonianza di come si puo’ vivere l’amore reciproco è preziosa.

Ogni anno le suore accolgono volontari, giovani e meno giovani, tutti ritornano a casa con i sorrisi delle suore e gli sguardi dei bambini nel cuore, tutti rimangono toccati, da questa esperienza, tanto che Lorena non si stanca mai di consigliarla, sempre!

Arrivederci al prossimo incontro, alla prossima finestra aperta sul mondo delle Missioni!

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Centro Missionario Diocesano

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